Ogni corpo ha il proprio taglio

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La giacca si chiude. La taglia indicata è la vostra. Eppure qualcosa non torna: una spalla sporge, il davanti si solleva, il busto sembra scomparire nel tessuto. Il capo vi veste, ma non disegna la linea desiderata. Tra una misura corretta e un taglio che vi dona, c’è ancora tutto un lavoro sulle proporzioni.

Da Sandra Loï, questa ricerca comincia dalla persona: la postura, i gesti, ciò che ama mostrare, la presenza che desidera esprimere. Una donna minuta può volere una spalla importante; una donna dalle curve pronunciate può scegliere una linea dritta. Il corpo fornisce indicazioni. Lo stile resta una scelta.

Un numero non descrive una silhouette

Due donne che portano la stessa taglia possono avere un’ampiezza delle spalle, un’altezza del seno e una distribuzione dei volumi diverse. Una giacca adatta alla circonferenza del seno può essere troppo larga sul dorso. Un pantalone comodo sui fianchi può lasciare un vuoto in vita. Scegliere una taglia in più, a volte, sposta il problema anziché risolverlo.

Su una figura minuta, ridurre le larghezze non sempre basta. Anche la profondità del giromanica, la lunghezza del busto e le dimensioni di un rever contribuiscono all’equilibrio. Quando il seno o il bacino hanno più volume, occorre distribuire lo spazio dove serve. Si osserva dove il capo si appoggia al corpo, dove ne segue le forme e dove se ne discosta.

Queste osservazioni evitano di chiedere al corpo di adattarsi a un modello. Permettono anche di mantenere una scelta stilistica decisa: una giacca ampia, un pantalone generoso o una vita segnata possono valorizzare donne molto diverse.

Adattare e disegnare

La messa a punto risponde a domande concrete. La chiusura resta al suo posto? Si avverte una tensione sul dorso? La cintura mantiene la posizione quando ci si siede? Il taglio introduce un’altra lettura: dove arriva la giacca, quale presenza ha la spalla, come si incontrano il sopra e il sotto?

Un capo può essere comodo e avere proporzioni che non piacciono. Al contrario, può apparire bello allo specchio e dare fastidio al primo movimento. La prova deve considerare sia il comfort sia lo stile. Dire «qui vorrei una linea più netta» esprime un’esigenza diversa da «qui sento tirare».

Comprendere il metodo proposto

Una base esistente può essere adatta a una cliente e consentire modifiche utili. Occorre chiarire fino a che punto sia possibile intervenire. La lunghezza, l’ampiezza delle spalle o la posizione di una tasca non si possono sempre modificare con la stessa libertà: dipende dalla costruzione scelta.

La Savile Row Bespoke Association descrive, nei propri standard, un cartamodello individuale tracciato a mano da un maestro tagliatore. Questo riferimento mostra perché occorre conoscere il metodo che sta dietro a una denominazione.

Per un ordine le domande giuste riguardano quindi il punto di partenza del cartamodello, le proporzioni che si possono lavorare e come controllarle. La parola “su misura” acquista quindi un contenuto preciso.

Trovare la propria linea

La Maison propone un percorso che comprende uno studio, una tela di prova e successivi appuntamenti di prova. Si passa così dalle misure alla silhouette indossata, per poi perfezionarne la caduta. Una preferenza può cambiare quando la si vede su di sé: un rever più stretto, una giacca più corta, un volume da mantenere lungo le gambe.

Portate un capo in cui vi sentite a vostro agio e un altro che non vi soddisfa. Il confronto offrirà indicazioni utili sul vostro rapporto con l’abbigliamento. L’obiettivo è semplice: ritrovare il vostro stile in un capo che avete piacere di indossare.

Scoprire il su misura Sandra Loï.

Fonti

Savile Row Bespoke Association, Bespoke Process.

Maison Sandra Loï, Il su misura.

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